Mascalcia e podologia equina.

Amo il cavallo, non l’equitazione

Appassionato al Cavallo fin da quando è un bambino, Paolo Renati ha sempre espresso il suo amore per questo essere meraviglioso in modi che ne rifuggono l’uso o la de-contestualizzazione dall’ambiente naturale.
Per questo, a tali creature si è avvicinato e ricongiunto in una chiave differente, quella del mettersi al loro servizio, nel ruolo di chi si prende cura del loro apparato podalico e che ne studia le intime caratteristiche. Lo studio della podologia e della mascalcia è iniziato nel 2009 e continua ogni giorno.
Ancora in apprendistato come maniscalco e pareggiatore (quando gli altri impegni di lavoro lo consentono), Paolo Renati, tramite una mentalità tecnica e scientifica, mai priva di senso poetico e incanto, rielaborando e selezionando i contenuti che al momento costituiscono il più qualitativo stato dell’arte sulla podologia equina internazionale, ha maturato un lavoro di ricerca e di raccolta di materiale che vuole offrire uno spunto di sensibilizzazione per comprendere la raffinatezza e la meraviglia dello zoccolo del cavallo.
In tale chiave, questo corso, oltre che voler costituire un valido strumento di studio per un allievo di mascalcia od essere un manuale di consultazione per un coscienzioso appassionato, si propone l’obbiettivo di gettare un ponte di dialogo che colmi il separatismo che spesso sussiste tra due integralismi eccessivi: il piede ferrato sempre ed il piede scalzo sempre … senza appelli.
screen-libroLa Natura crea delle opere di bio-ingegneria che sono migliorabili solo da Lei stessa, questo è il messaggio di fondo ed inconfutabile. Per contro, purtroppo, l’uomo ha cambiato determinate condizioni al contorno che, di fatto, rendono impossibile perseguire certe scelte sempre e comunque integralmente. La ferratura, all’impronta di una “scuola di pensiero” sottesa all’essenzialità ed alla massima sintesi sul ferro, rifuggendo il più possibile farraginose architetture di protesi complesse, multi composte e voluminose, ora, viene inquadrata in un contesto che sottolinea in primis su che cosa si sta intervenendo, su quali complessità e finezze si sta cercando di “ottimizzare” la situazione, che, se non ottimale, è perché comunque risente delle alterazioni sovraimposte, con stili di vita non biologici, all’animale.
Da questa prospettiva, il maniscalco di domani, oltre che essere un “bravo e raffinato artigiano del ferro”, si auspica che sia soprattutto un profondo conoscitore della biomeccanica e della microanatomia del dito equino e ancora, che si ponga in apertura di fronte alle possibilità, egualmente valide, in rapporto alle condizioni specifiche casu per casu, del pareggio per lo zoccolo scalzo o della ferratura, conscio che quest’ultima, quando strettamente necessaria, va condotta con un garbo ed una cura ancora troppo poco diffusi e che possono essere il quid di un maniscalco che fa la differenza, solo a valle di uno studio approfondito.
Questo libro-atlante vuole costituire un buon tassello di partenza per tale salto di qualità.
Tale messaggio è indirizzato anche a chi non vede null’altro fuorché il piede scalzo che, purtroppo, non per tutti i cavalli o tutte le circostanze è fattibile come optimum. In quei casi, un buon percorso è quello di iniziare a sensibilizzare chi può qualcosa relativamente alle condizioni e allo stile di vita dell’animale, ricercando tra proprietari e professionisti un aperto scambio di informazioni che possano portare ad un incremento del suo benessere. L’unica cosa davvero importante.
Questo libro, dai contenuti strettamente tecnici, vuole anche essere un messaggio all’uomo “civilizzato” affinché, umilmente e coscientemente, inizi a mettere in discussione il proprio approccio al Cavallo (e non solo), sia come semplice “fruitore equestre” che come professionista, orientandosi ad un rispetto e ad una relazione paritaria e pura, scevra da presunzioni di specie, domini e privazioni di libertà.
“ Cosa te ne fai del fiore dopo che l’hai tolto dalla terra..?”

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