L’esigenza analogica.

L’umanità deve fare una svolta. Il cambiamento non riguarda nessun governo, nessuna multinazionale, nessuna moneta, nessuna guerra o “rivoluzione contro qualche ricco e potente”. Il potere è qualcosa che si riceve: dietro ad un individuo che ha potere c’è sempre qualcuno che glielo riconosce, che siano masse di persone o che siano pochi oligarchi, che sia reso pubblico o che sia celato. A chi concedere il potere, ammesso che sia così naturale e “giusto” doverlo dare a qualcuno, è una questione pertinente a quali sono gli strumenti che siamo in grado di utilizzare per compiere una scelta o creare una condizione.

Il cambiamento di cui si discute in questo scritto riguarda proprio tali strumenti di decodifica e scrittura del Mondo, propri di ognuno di noi e della nostra collettività. Il cambiamento in questione è l’unico autentico, possibile, necessario e degno di tale significato: è quello della Coscienza e della Sensibilità. “Essere coscienti” significa “accorgersi”. Accorgersi con grande cura di ciò che accade nella realtà. Bisogna cominciare ad “affinare il registro” in ogni attività, pensiero ed osservazione che attraversa il nostro vivere. Per farlo si deve partire dal primo cardine determinante: noi stessi. Significa che c’è un bel po’ di attenzione da dare a ciò che sembra esser al di qua dei nostri bulbi oculari. Non si distingue affatto tra “dentro” e “fuori” perché non vi è distacco, anzi, questa è la principale tesi che sottende a tale processo.

Tutto ciò che non sappiamo del mondo è ciò che non sappiamo di noi stessi.

Le solite “belle parole new age”? Eppure, siamo davvero in grado di coglierne la portata e le implicazioni? È da dimostrare “scientificamente”?E se ci accorgessimo che ci sono tutte le premesse fisiche ed ontologiche che testimoniano e conducono spontaneamente a questo stato di profonda ed implicata unità? E se ci accorgessimo che la “bruttura” che assedia l’originaria armonia e splendore è solo il prodotto concreto di una non riconosciuta illusione?Quale?Quella della “separazione”? Quale “separazione”…? Alla radice di tutte quelle considerabili, vi è quella tra soggetto osservante ed oggetto osservato, che riguarda quindi la pretesa di arrivare alla Verità tramite la descrizione della Realtà, propria del pensiero logico. Se ci si arrende a tale separazione, la coincidenza tra Verità e Realtà non sarà mai raggiunta, in quanto nel de-scrivere mancherà sempre un “pezzo di Realtà”: il descrivente. E la verità trovata sarà sempre un’approssimazione, una copia, ma non l’originale. Sarà sempre una versione della Verità, quindi una non verità. La stessa approssimazione la compiamo con noi stessi e con gli altri ogni qual volta pretendiamo di farci o farli rientrare in un disegno descrittivo, comodo, prevedibile, rassicurante. Ma in tal modo ci perdiamo l’originale, inafferrabile, non dicibile e solo esperibile.

Questa prima grave scissione viene rovinosamente accompagnata da un’altra, altrettanto distruttiva e lacerante: quella tra mondo della materia e delle “cose” e mondo del pensiero e dello “spirito”: quella tra Fisica e Metafisica.

L’Uomo, e con esso ogni aspetto “vivo” del Mondo, viene così straziato e reso pupazzo (animato cioè daqualcos’altro “esterno”) da questa visione cartesiana che di fatto vive e regna non tanto in una teorizzazione esplicita, o in convinti ideologismi, quanto nella sbadataggine e nella superficialità del modus cogitandi quotidiano, poiché abbiamo ancora oggi una società “capace” di dividersi, per esempio, in “uomini di spirito e/o psiche” e “uomini di Scienza e/o Tecnica”, polarizzando la grande maggioranza dei molti altri uomini (gnoseologicamente meno “autonomi”) non tanto in separate correnti di pensiero, quanto in una divisione interna della vita di ognuno in “ambiti di pertinenza”, emergente in qualunquismi del tipo: “ah ok, ma questa è psicologia, cosa centra con la povertà nel mondo?!”, oppure, “no, ma figurati, io so bene che la Scienza arriva fino a un certo punto, poi certe cose si devono sentire con il “cuore”…e comunque resta che se una cosa non la si prova oggettivamente non è che possa valere più di tanto, eh!”, oppure ancora “sì ok, sarà anche una persona che ha avuto brutte esperienze, ma certe cose le hai nel DNA” o, in ultimo, “non è che con il “filosofare” possiamo sistemare le sorti del mondo, eh!”. Terribile.

Come è facile intuire, questo problema (degli ambiti di pertinenza) è enorme se pensiamo alla moderna cultura occidentale, retta dalla Techne e dalla Scienza in quanto esse si fondano proprio su quella pretesa oggettività descrittiva, in particolare nell’osservanza del metodo sperimentale, meramente causativo, e nel considerare ripetibilità,riproducibilitàe falsificabilità le uniche categorie a cui ascrivere ciò che è vero e reale. Questo è il motivo per cui i primi due capitoli di questo libro e molti suoi passi, sono intensamente dedicati all’epistemologia, alle nuove acquisizioni della fisica ed alla conseguente necessità di un Nuovo Paradigma e approccio.

Importanti interrogativi lungo questa esigenza, oltre alla rivoluzione scientifica avvenuta ad inizio del ‘900 con Fisica dei Quanti prima e Relatività Einsteiniana dopo, sono stati mossi nella termodinamica con personalità quali Nernst (1916), Vernadsky (1926), Prigogine e Stengers (1977-79), Jørgensen e Svirezhev (2004) ed altri che aprirono le porte di tale disciplina a nuovi topics relativi a sistemi aperti, dinamiche di co-evoluzione, strutture auto-catalitiche, modelli di biosfera non lineari ed alla teoria degli ecosistemi. Nasce la consapevolezza che la simmetria del flusso del tempo è rotta dalla presenza dell’ordine, che nel mutamento delle configurazioni “fa la differenza” rispetto all’indistinguibilità del caos, nel quale il “prima” ed il “dopo”, il “qui” e il “lì”, sono equivalenti. Prende corpo l’importanza del concetto di storia, in quanto percorso e processo irreversibile in cui l’unicità di un evento diventa centrale. Come dice il Prof. E. Del giudice “se una certa quantità di energia viene spesa per uccidere un bruco, perdiamo l’informazione contenuta nel bruco. Se quello è l’ultimo bruco di una specie, noi perderemo la sua unica informazione genetica per sempre. L’ultimo bruco è differente dall’ennesimo”.Niente non cambia niente. Di conseguenza il concetto termodinamico di funzione di stato deve essere revisionato ed aggiornato ad un più alto livello di complessità. L’entropia non è una funzione di stato, ma diventa centrale per descrivere l’evolvere dei sistemi complessi perché ad essa è associata una variabile importante che non appartiene alle grandezze conservative, né è così ben “misurabile”: l’informazione.

A questo approccio un grande supporto lo sta fornendo la Teoria Quantistica dei Campi (QFT), la quale riesce a radicare in una base fisica il concetto di informazione, per es. tramite la fase elettromagnetica. Ed ancora, di ugual importanza, tale branca della fisica ha chiarito ulteriormente la presenza, il ruolo e la natura del vuoto, in senso quantistico, inteso come campo di informazione e potenziale (indifferenziato) presente “prima” di materia, spazio e tempo e traducentesi in oscillazioni energetiche virtualiproducentitale livello poietico di materia e cronotopo e perennemente interagenti con lo stesso. Questa è un’acquisizione di radicale importanza, in quanto fa crollare i concetti di isolabilità dei corpi e di causalità lineare (pilastri della Meccanica Classica). Ciò porta a dover riconoscere che tanto più un modello di descrizione si circoscrive sui solioggetti” in indagine, quanto più considera i singoli elementi e non allarga la panoramica sull’insieme e quanto più trascura le condizioni dinamiche dell’”ambiente”, con cui “l’indagato” è ineluttabilmente in dialogo (anche non locale), tanto più si allontana dalla Verità. Anche questo risultato indica chiaramente che la Via è l’unione degli ambiti disciplinari e che l’attenzione, piuttosto che agli elementi, va orientata alle relazioni tra gli stessi.

Lo studio dei sistemi autoconsistenti diventa possibile in una chiave fisica che contempla in nuovi modelli avanzati l’emergere di processi complessi ed ordinati come la Vita. Le rivelazioni sulla natura fisica dell’acqua liquida non lasciano più spazio al riduzionismo classico che coglie solo i meccanismi causali. L’acqua, nella sua capacità di alloggiare, generare e trattenere informazione (memoria), si dimostra essere il mezzo e la mano principali con cui un, ora plausibile, Codice Universale, una Coscienza, può progettarsi dandosi la possibilità, tramite il fenomeno della Vita, di esperirsi, di evolversi e … sì, di amarsi. La linearità lascia il posto alla circolarità multi-interattiva della Sincronicità junghiana.

Questo è un libro di Scienza, ma a tale termine va associato un significato ben più ampio di quello a cui siamo abituati. È un percorso in cui si vuole dimostrare che la Scienza può e deve essere una disciplina analogica, intendendo tale termine attraverso le categorie della psyché e del Simbolo: includente e componente, quindi, ragione e follia, logica ed irrazionalità, episteme e doxa. Non c’è altra soluzione per arrivare al cambiamento di cui sopra, in quanto nell’attuale società la Scienza detta Legge sulla Verità, quindi è il primo strumento su cui prendere coscienza ed il primo da evolvere.

Tale cambiamento implica allora l’apertura a ciò che “non si ripete”, a ciò che immediatamente “non si dà”.

Dal punto di vista della ricerca scientifica, si auspica una consapevolezza da parte dell’”uomo di scienza” in merito al fatto che la Realtà non si esaurisce nella misura, nella descrizione, nelle cause, e che ciò che non si cum-cape non va nemmeno relegato in un ipotetico trascendente, immaterico e spiritico “altrove”.

Dopo la conferma dell’ esistenza dell’entanglement e della realtà di una fisica non-locale, anche nella scienza, il dogma del principio di causalità vacilla e la non isolabilità si fa lampante, eleggendo il vuoto, o Campo di Punto Zero,quale principale elemento da cui la Realtà emerge e scaturisce. Le misurazioni degli effetti del vuoto ne rivelano la natura intrinsecamente dinamica, mostrando quindi che, al più, il dualismo della realtà non va inteso tra “materia e spirito”, ma, come argutamente teorizzò David Bohm, tra Piano Implicato e Piano Esplicato, niente affatto corrispondenti agli aristotelici Essere e Divenire, in quanto anche il primo, l’ Essere,diviene incessantemente in un “eterno presente”, antecedente al tempo.Tale concezione del Piano Implicato, regno dell’indifferenziato, della potenzialità pura, si avvicina molto al noumenico mondo delle idee platonico o, come ci ricorda M. Teodorani, all’inconscio collettivo junghiano.

Il tradizionale metodo scientifico allora deve contaminarsi con l’umanistico, il biologico e lo psichico, per finalmente comporre quella che Ilya Prigogine, auspicava col nome di Nuova Alleanza tra tutte le discipline umane. E allora l’”uomo di scienza” sia prima di tutto “uomo di anima“! La Psyché del mondo è nella Physis del Mondo e viceversa. Come già colse molto bene Eraclito, per contemplare la Verità (l’aletheia), il dato scientifico e ripetibile (l’episteme) deve riconciliarsi con ciò che è variabile, fluttuante, opinabile, soggettivo (la doxa).

La dimensione analogica è quella in cui il razionale è composto con l’indecidibile goedeliano. Quella in cui ai codici pro-vocati dalla ragione si sommano (se non addirittura sostituiscono), fuori da ogni scelta pre-offerta, nel totale de-situarsi, i rinvii e-vocati da significati non noti alla ratio. Quella in cui Apollo e Dioniso dialogano in un inscindibile e necessario chiamarsi oltre la misura metrica, prima della follia divina.

È lì, in quella terra di mezzo, che scorre il divenire della physis, per niente scisso dall’essere della metaphysis in quanto nulla è statico e non ha senso alcuno che esista un regno dei meccanismi e del molteplice separato da un altro delle cause prime e dell’imperturbabile.

Tutto ciò che è presente diviene ed il divenire è tutto ciò che è presente. Si coglie quanto la dimensione analogica sia molto più radicata nella concezione Tao dei popoli d’oriente che saggiamente non distinguono nemmeno tra Bene e Male. Tale distinzione è un giudizio e pertanto vive solo dove vi sia un ego separato dal “resto”. Nell’unione ogni evento prende il suo posto nella Storia dello Spirito (per dirla con Hegel) che, teso a sé, è il motore, il fine, ed il processo cosciente, che mai si ferma e mai “conclude”. La Realtà è regno del paradosso, ostico solo se incastrata nella cornice della Logica che non contempla la commistione di livello e di meta-livello, di oggetto e soggetto, di mezzi e scopo, questa è la vera necessità dell’ermeneutica.

Questo viaggio interdisciplinare, come accennato, è partito volgendo l’attenzione ad un elemento dalla sorprendente capacità anti-entropica ed organizzante, coinvolto nelle più intime dinamiche della Vita e dell’Evoluzione: l’Acqua. Nelle sezioni seguenti si analizzano a fondo i vari aspetti e meccanismi fisici che ne caratterizzano la natura e si approfondiranno le insospettate conseguenze che simili presupposti generano nell’affrontare temi quali la nascita della Vita, l’evoluzione delle specie, i processi biologici, la medicina, la “natura” dell’Uomo, la spiritualità.

L’acqua liquida è un sistema fisico costituito da molecole mantenute in oscillazione coerente grazie alla sintonizzazione di un campo elettromagnetico non radiante, auto intrappolato nell’aggregato stesso delle molecole oscillanti in fase, tale aggregato è denominato dominio di coerenza. La presenza di elettroni quasi-liberi nei domini di coerenza consente a questi ultimi la possibilità di oscillare a loro volta in fase tra loro tra un’immensa moltitudine di livelli energetici elettronici molto fitti. Questo permette l’esistenza di “tanti tipi di acqua” (M. Emoto ce lo ha mostrato molto bene con l’osservazione dei cristalli di ghiaccio), in quanto ogni insieme di frequenze (corrispondente all’oscillazione tra due livelli energetici quantizzati) determina certi tipi di risonanza ed aggregazione dei domini. Inoltre l’acqua, tramite le frequenze possedute, può guidare l’evolvere delle reazioni chimiche tra i reagenti disciolti in essa, e questi ultimi possono influenzare e modificare a loro volta le frequenze proprie dell’ambiente liquido. Questo implica almeno due punti chiave.

In primo luogo che si può conferire all’acqua una serie di “capacità” agendo sulle frequenze conferitele: questo rivela una potenzialità applicativa delle tecniche informazionali quanto mai convalidabile. Ben più che i metodi farmacologici allopatici,i quali non gestiscono in modo selettivo l’interazione del principio attivo con l’organismo,in prima linea l’omeopatia, la chinesiologia, la riflessologia, l’agopuntura e la medicina quantistica con la ionorisonanza ciclotronica, il trasferimento farmacologico frequenziale e la biorisonanza ed infine anche la psicologia,sono ora tecniche e metodologie suffragate da acquisizioni fisiche molto profonde e sottili e sono ambiti in cui si deve lavorare tantissimo su ricerca ed affinamento.

Con tassativa solerziasi invital’establishment istituzionale accademico, sanitario, politico ed economico a prendere in seria considerazione tali risorse del sapere umano, soprattutto in direzione di una ormai imperativa equidistribuzione di ricchezza, benessere e tecnologia su tutto il globo e all’intera umanità. Si devono riprendere in mano con occhi diversi 5mila anni di medicina orientale per riconsiderarne le profonde intuizioni e gli intelligenti principi. In questo lavoro si vogliono presentare quei differenti ambiti in cui l’acqua diventa un demiurgo programmabile tramite le interazioni elettromagnetiche, in particolare, i potenziali. Essi sono grandezze direttamente legate alla fase elettromagnetica e non sempre misurabili che accompagnano non solo i fenomeni “da laboratorio”, ma anche ogni dinamica emotiva, la preghiera, la meditazione, ecc. in quanto associati anche alle onde elettro-encefaliche che sono onde elettromagnetiche.

Da approfondire, si dispiega dinanzi il grande tema, ora fisico, dell’intenzione che alla luce dell’entanglement assume un’interessante connotazione olografica.L’unione interdisciplinare di cui si è accennato parte proprio dalla possibilità, tramite una “fisica più matura” di dare conforto a fenomeni ed eventi che prima si potevano relegare solo nell’esoterico o nella ciarlataneria e che invece hanno delle precise e reali radici fisiche.

Da questa consapevolezza nuova dell’intima interdipendenza tra materia ed informazione (perché non separabili), deriva naturalmente una diversa concezione di ciò che chiamiamo “malattia” e della sua eziologia: la correlazione travissuto biologico ed evento sintomatico della Nuova Medicina di R.G. Hamer si rivela ben più radicata nella necessità fisica di quanto non lo siano le “spiegazioni” date dai medici allopatici, i quali sono ancora troppo poco coscienti e preparati sulle dinamiche quantistiche e non locali che sottendono ai processi biologici. Nella sezione dedicata, questi aspetti sono dettagliatamente percorsi.

In secondo luogo si deduce che la tendenza all’ordine ed all’oscillazione in fase è naturalmente estesa a livelli sempre più vasti portando, con il dialogo tra gli elementi di un sistema, ad ottimizzare le condizioni termodinamiche nella relazione co-ordinata piuttosto che nel caos e nella collisione. Questa caratteristica è spiccata in ogni sistema biologico, dal batterio procariote, all’intera foresta pluviale venezuelana, tanto da instaurare la fortissima corrispondenza essere vivente-essere coerente. Si può dimostrare, infatti, che l’omeostasi di un essere vivente (quindi il suo equilibrio metabolico, fisiologico e psicosomatico) è tanto più stabile e conservata quanto maggiore è la precisione della sua fase elettromagnetica. Per il principio di indeterminazione di Heisemberg, che nella QFT coniuga quest’ultima al numero di oscillatori ad essa risonanti, ciò significa che l’essere vivente deve cercare di estendere il proprio ritmo di oscillazione al maggior numero di “altri elementi” possibile, indipendentemente da specie, dimensioni o livello nella catena alimentare. Dato che ciò si presenta a tutti i livelli di complessità (tra le molecole d’acqua in una cellula così come tra i foglietti embrionali di un bambino e ancora come tra una comunità di perioftalmi e la foresta di mangrovie), il risvolto è che l’intera biosfera è un enorme organismo vivente composto da una moltitudine innumerabile di altri sottosistemi, così come ognuno di noi è l’assemblato di almeno 50 trilioni di cellule ognuna delle quali è una piccola entità auto-organizzata. Come emerge chiaramente anche dalla nuova biologia molecolare, in particolare dai lavori di Candace B. Pert (Molecole di Emozione) e di Bruce H. Lipton (La Biologia delle Credenze, vincitore del premio come miglior libro scientifico “Best Science Book” del 2006, negli USA), è soprattutto l’interazione tra l’ambiente e il vivente a determinare lo stato di entrambi ed il loro evolversi. Quindi un nuovo concetto di genetica: non è più tanto il DNA a definire una volta per tutte come si comporterà una cellula (e quindi un individuo), quanto piuttosto gli stimoli che essa riceve e scambia con il contesto in cui è inserita. La vera “mente” quindi è la membrana, non il nucleo; il DNA, di fatto, è più che altro un software ed un trasduttore elettromagnetico i cui contenuti possono essere accesi, spenti e modificati dai segnali ambientali: ecco la rilevanza dell’epigentica. Il darwinismo classico che prevede l’evoluzione della specie attraverso meccanismi di causa-effetto, di “lotta” per la sopravvivenza, e di “selezione naturale” perde fondatezza scientifica, in quanto non contempla la profonda dinamica autoconsistente del regno naturale in cui vi sono soprattutto dei finalismi evolutivi e non tanto dei causalismi selettivi, come già ci indicò Luigi Fantappié nella sua Teoria Unitaria del Mondo Fisico e Biologico.

Questa prospettiva, rivolta allo scottante tema “Uomo”, non solo si avvantaggia di maggior consistenza e fondatezza fisica rispetto a quelle deterministiche, centrate su un superficiale cinismo ex-acta, ma può essere illuminante per orientare una possibile rotta di svolta mirante al riscatto da una schiavitù quasi dichiarata, o da una possibile estinzione o dal collasso del pianeta. La schiavitùche si addita non è tanto solo quella dei tanti sotto ai pochi in un sistema che muove la giostra dei poteri economici, dei monopoli delle risorse e delle tecnologie o delle distribuzioni demografiche, quanto quella che a tutto questo sottende e che gli dà modo di essere: quella della logica uniformante, dei criteri di valutazione unificati, delle utenze di massa, del “ma non sei normale!”, della sistematizzazione del lavoro, dell’impossibilità di scelta su cosa “consumare” e da chi prenderlo, quella delle istituzioni in luogo delle persone. Per dirne veramente poche. Il pensiero razionale, se concluso in se stesso, conduce al suicidio dell’esistere inteso come possibilità di de-situarsi, per dirla con gli esistenzialisti. E, come fa notare Husserl, la scienza, e la logica che la presiede, sono pur sempre un progetto che l’umanità, nel corso della sua storia, ha ideato, e sarebbe grave se l’ideatore si lasciasse giudicare e definire da una sola delle sue ideazioni. E l’ideazione, aggiungiamo noi, se non si avvale di una ampiezza analogica, conduce al collasso dei sensi nei significati. Per evitare ciò, è necessario non ridurre il “kit per stare al mondo” ai soli elementi logico-causali.

L’acqua, come elemento pertinente a moltissimi “ambiti umani”, può costituire il mezzo su cui fare navigare l’arca del nostro cambiamento e dell’unione gnoseologica. Come ci ricorda I. Sibaldi, la parola che nella Bibbia, in ebraico, indica arca è “linguaggio”. Dato che la descrizione del mondo è un processo che nell’uomo attuale è quanto mai radicato e quasi necessario per tendere all’originale(forse inconoscibile, almeno tramite il solo pensiero logico), è fondamentale evolvere lo strumento con cui essa viene condotta: il Nostro linguaggio.

In questo quadro si inserisce, quanto mai opportuno, lo spunto sull’ a-concettuale offertoci da Theodor Adorno, in cui la struttura delle cose è la loro stessa negazione.

è necessario ricucire e ri-porre in intima compenetrazione ambiti che sono stati per secoli scaraventati agli antipodi del dominio gnoseologico umano in teche di cristallo inviolabili, date per necessarie.

Non innocentemente inconsapevole, la degenerazione culturale che ha sotteso tale dicotomia ha coinvolto gli stessi elementi che, in germe, vollero proporsi come mezzi per una crescita cosciente verso il “compimento dell’Uomo”: filosofia, religione, scienza, sociologia, economia. Ma la conduzione di un processo di formazione dell’uomo a partire da premesse che, di fatto, si sostanziano solo di ragionamento, di logica, di principio di non-contraddizione, ha già ceduto alla separazione del conoscente nei confronti del conosciuto. E del conoscere stesso. Questo cedere, segna il decedere della autentica Bildung che, per dirla con T. W. Adorno, è (formazione) costituentesi di «cultura (Kultur) dal lato della sua appropriazione soggettiva».