L’Acqua e la Fisica Informazionale: Ricerca e Sviluppo in Freebioenergy.

INTRODUZIONE

Utilizzando le “energie naturali” – effettivamente già colte ed acutamente gestite in antichità quando l’uomo (ancora analogico) sapeva sentirsi e sentire la Realtà a prescindere dal concetto – Freebioenergy sviluppa una tecnologia che promuove la riorganizzazione di fase delle strutture coerenti dell’acqua liquida, ottenendo così, tra una rosa di fenomeni, due principali risultati: evitare la formazione di calcare incrostante ed abbattere drasticamente la carica batterica nel circuito e volume idrico su cui agisce.

Inoltre, nei luoghi in cui sono installati i dispositivi Quantum Freebioenergy (QFBE) si ottiene un’organizzazione dei potenziali elettromagnetici ambientali arrivando ad implementare la ionizzazione negativa dell’aria e l’attitudine al mantenimento del buono stato vitale e dell’equilibrio dei viventi (uomo, animali domestici, piante, contrastando, invece, le specie che si vuol allontanare, come certi ceppi batterici).

Freebioenergy persegue la ricerca e sviluppa il proprio know-how senza ghettizzazioni gnoseologiche, consapevole che la realtà fisica espone all’uomo evidenze sperimentali che, sebbene non ancora inquadrate entro precise modellizzazioni teoriche, sono innegabili. Quindi, è la teoria che va adeguata alla Realtà, non il contrario. Ecco che lo studio e la ricerca si sostanziano tanto in ambito quantistico, elettrodinamico, chimico-fisico, fisiologico, microbiologico e botanico quanto in quello radiestesico da cui è stato estratto il core applicativo della tecnologia e che, al momento, in maniera ineccepibilmente empirica, costituisce uno dei metodi più precisi per l’orientamento della produzione e la gestione tecnica della tecnologia stessa.

Ricordiamo che la radiestesia è una prassi antropologica plurimillenaria e cosmopolita che è sempre stata ritenuta dall’oscurantismo scientifico (come ogni cosa a cui i modelli epistemologici non sanno dare conforto) appartenente alla “stregoneria” ed “esoterismo”, appioppati alla suggestione isterica.

Oggi, attraverso la sempre più profonda comprensione biofisica delle strutture viventi basata su un approccio quantistico di campo, comincia ad inserirsi una possibilità di spiegazione centrata sulla concreta essenza elettromagnetica della materia biologica. Tanto concreta da rendere un essere vivente una sensibilissima “antenna” capace di rilevare variabili elettromagnetiche a debolissima energia tramite il dialogo di fase, parametro fondamentale per ogni struttura coerente come lo sono quelle biologiche. La sensibilità estrema a variazioni sistemiche (cosmologiche-astronomiche, telluriche-sismiche, meteorologiche-climatiche, stagionali) da parte di piante ed animali (gli uccelli è stato dimostrato che sono in grado di orientarsi in campi magnetici statici anche di soli 10 nT, le api arrivano a sensibilità persino intorno a 1 nT) è da tempo risaputa, ma solo ultimamente inizia a palesarsi la possibilità di ricondurre tali fenomeni ad una dinamica biofisica consistente e rigorosa, per es., all’interno dell’Elettrodinamica Coerente (CED) e della Teoria Quantistica dei Campi (QFT).

L’obbiettivo principale che orienta l’attività di FBE è il benessere biofisico dell’uomo, del mondo animale e di quello vegetale, nel pieno rispetto e mantenimento delle risorse e dell’armonia della natura, come massima espressione della Vita.

Ora, prima di illustrare i principi fisici che sottendono una simile possibilità tecnologica a costo energetico nullo e comprendere meglio l’autentica connotazione fisica dell’elemento acqua e, insieme, di cosa significhino realmente gli stati fisici condensati (solido, liquido) della materia, esponiamo subito le modalità di funzionamento dei dispositivi QFBE ed alcune caratteristiche tecniche.

La Tecnologia Quantum di Freebioenergy:caratteristiche ed effetti

I dispositivi QFBE sono “distributori” di sequenze di fasecoerenti e possono essere progettati per un’azione sia a livello locale (decine di centimetri) tramite supporti in vari materiali – Alluminio, Argento, polimeri termoplastici, vetro, ed altro – sia a livello ambientale (decine di metri).

Nelle applicazioni ambientali a lungo raggio (quelle che qui intendiamo più dettagliatamente descrivere), per “trasportare” i potenziali informanti si sfruttano i campi naturali presenti sulla crosta terrestre che sono:

  • il campo magnetostatico (di intensità media pari circa a 0.5 Gauss),

  • i modi elettromagnetici di Schumann propri della cavità risonante ionosferica dei quali il fondamentale oscilla a circa 7.83 Hz (valore che può comunque cambiare a seconda di ciclicità naturali ed in funzione di massicce attività elettriche antropiche)

  • la radiazione cosmica di fondo,

  • e il cosiddetto “vento solare”.

In pratica, essi fungono da mezzo d’accoppiamento e sorgente energetica su cui far viaggiare la configurazione di fase prodotta dal dispositivo (analogamente ad onde portanti carrier waves).

Nei dispositivi QFBE “l’alimentazione” (per usare un termine di senso comune, ma impreciso in quanto non si ha a che fare con alcun consumo energetico) è totalmente free, poiché di origine naturale, perpetua e rinnovabile.

L’azione dei dispositivi non consiste di emissione elettromagnetica in senso stretto, in quanto l’output energetico proveniente dal dispositivo è riconducibile al solo “rumore” elettromagnetico ambientale e termico (in quanto siamo a Temperature diverse dallo zero Kelvin!), perciò, al netto, esso è nullo (tanta energia entra – dall’ambiente – quanta ne viene restituita).

Entro il raggio d’azione del dispositivo che, a seconda della tipologia e della programmazione, varia da 10 a 60 metri, si sfruttano quindi dei campi – e dei potenziali – (a basse e bassissime frequenze), già presenti in un luogo (come sopra illustrato), per distribuirvi le sequenze di fase volute, cioè i potenziali elettromagnetici ed i bassissimi campi biofotonici associati alle strutture elettroniche coerenti del materiale attivo, precedentemente informato ed opportunamente sagomato costituente la parte attiva del dispositivo.

Nel caso dei dispositivi QFBE per azione ambientale a lungo raggio, il materiale principale è l’Alluminio (anche se si stanno conducendo studi anche su altri “substrati”).

Dato che la fase– per l’indeterminazione di Heisemberg, coniugata al numero di oscillatori di un sistema – è una variabile non “gestibile” ed “afferrabile” direttamente, in quanto nel momento in cui si interagisce con il sistema, senza la capacità di risuonarvi, la si distrugge1, la programmazione dei dispositivi è condotta in maniera indiretta, tramite metodiche in parte elettroniche, in parte biofisiche (radioniche) che, come risultato del processo, producono l’imprinting, nel materiale trattato, delle sequenze fasiche capaci di produrre gli effetti voluti sull’acqua (“elemento” fisico altamente sensibile agli stimoli sottili, come vedremo a breve).

Le sequenze di fase sono opportunamente programmate per conferire all’acqua caratteristiche fisiche (in funzione di scopi molteplici) così riassumibili:

  • Abbassamento della tensione superficiale ed aumento del potere solvatante e dilavante.

  • Lieve diminuzione del potenziale redox (0.02-0.2 eV).

  • Aumentata capacità di cessione elettronica a cationi di metalli ossidati in soluzione e conseguente riduzione elettrochimica degli stessi: inversione dei processi corrosivi (ad es Fe2+,3+Fe).

  • Lieve innalzamento del pH.

  • Lieve diminuzione dell’assorbanza nel range di frequenze del visibile (in particolare nel verde-azzurro).

  • Capacità di favorire assemblaggio dei sali degli ioni in soluzione in forme cristalline differenti rispetto a quanto prevedibile dalle condizioni di pressione e temperatura riportate in un diagramma di fase (ad es: si ha la conversione allotropica dei carbonati di calcio e magnesio da forma calcitica, concrescente ed incrostante, a forma aragonitica – polverosa, talcotropa e dilavabile). Vedi par. segg.

  • Mutamento delle variabili elettromagnetiche ed elettrochimiche associate ai domini di coerenza dell’acqua tale da rendere difficile il metabolismo e la riproduzione delle specie batteriche infestanti e/o patogene quali i ceppi della Legionella Pneumophila, della Pseudomonas Aeruginosa, di vari batteri coliformi e del biofilm in genere. Vedi par. segg.. Per giunta, il dilavamento del calcare dalle pareti interne delle condutture e dei serbatoi promuove il distacco del biofilm e l’asportazione anche meccanica della carica batterica suddetta, in quanto sdomiciliata dal micro ambiente in cui proliferare.

  • Aumento della ionizzazione negativa media dell’aria (a patto di avere un’umidità relativa sufficiente: circa il 50%) entro il raggio d’azione previsto.

  • Inertizzazione (al 60%) delle frequenze elettromagnetiche (e relative loro modulazioni, dannose in quanto bio-selettive) dalla dimostrata significativa interferenza con i processi fisiologici e citologici (wi-fi, telefonini, emissioni degli elettrodomestici vari, antenne radiotelevisive, tralicci e cavi dell’alta tensione, ecc). Accoppiando a queste radiazioni elettromagnetiche un opportuno pacchetto di fase si può riscontrare a medio-lungo termine una minore loro efficacia nell’abbattimento o distorsione dei normali processi fisiologici (come trasporto ionico di membrana, effetto Josephson per risonanza ciclotronica delle specie molecolari attorno ai domini coerenti dell’acqua vicinale, mantenimento del potenziale elettrico negativo superficiale, frequenza di pulsazione elettrodinamica, energy management della cellula).

  • Ottima riorganizzazione della distribuzione dei potenziali elettromagnetici nell’ambiente:

quelle che spesso sono indicate come “geopatie”, “reti di Hartmann e Curry” (a cui si aggiungono altre distorsioni date da fattori quali acque sotterranee in scorrimento, tensioni meccaniche e piezoelettriche di faglie sotterranee) non sono in realtà strutture regolari ed isotrope, ma distribuzioni complesse, polimorfe e tridimensionali del campo magnetico ed elettromagnetico terrestre che, sito per sito, sono la risultante di moltissime variabili.

Poiché, come dimostrano gli studi degli ultimi 50 anni [24-29,47-66], la salute dipende strettamente dalle grandezze elettromagnetiche, è assolutamente plausibile che vi siano luoghi le cui configurazioni dei campi e dei potenziali siano meno adatte, che in altri, all’attività fisiologica (almeno per certi organismi o per altri). In tal senso gli animali sono molto “competenti”, affidando alla loro sensibilità fisiologica la scelta del luogo di un giaciglio, di una tana, di un nido, ecc. Come sopra, la riorganizzazione di fase mirata e programmata nei Quantum Freebioenergy, entro il raggio d’azione del dispositivo, conferisce all’ambiente grande attitudine al mantenimento del benessere dell’uomo, delle piante e degli animali da compagnia.

  • L’organizzazione super-coerente prodotta nell’acqua dal QFBE la rende estremamente più assimilabile dalle piante; questo avviene non tanto a seguito di un processo di micronizzazione dei domini (che a T ambiente sono comunque aggregati istantanei il cui tempo di vita è appena 100 femtosecondi ed in cui sono coinvolte milioni di molecole), quanto per una risonanza con le frequenze proprie delle strutture viventi delle piante, con le quali l’acqua “segnalizzata” si accoppia meglio elettrodinamicamente venendo così sfruttata dal sistema vegetale in maniera ottimale.

  • Questo implica uno “stato vitale” delle piante molto più stabile, con capacità significativamente accresciuta di resistere a parassiti ed infestanti e di assimilazione dei metaboliti; l’acqua necessaria per l’irrigazione e l’utilizzo di concimi ed antiparassitari sono riducibili di quasi la metà in quanto la pianta è in grado di compiere le proprie ciclicità biochimiche a resa decisamente maggiore e, per la stessa ragione, i prodotti edibili (ortaggi, frutta, verdura) risultano organoletticamente più ricchi e salutari (perché anche l’emissione biofotonica super-coernete è nettamente incrementata).

Com’è possibile agire su così tanti fronti, tramite la sola acqua?

Basta capire, di seguito, cosa è l’acqua liquida, cosa significhi, secondo la Teoria Quantistica dei Campi (QFT), il termine “stato condensato” della materia e quale ruolo giochi la coerenza in fisica e biologia.

L’ACQUA

Il modello CLASSICO ad interazione elettrostatica

Secondo la termodinamica classica, le transizioni di fase sono semplicemente passaggi da regimi della materia in cui prevalgono forze di tipo repulsivo, entropico, disordinante (come nei gas), ad altri in cui “vincono” quelle di tipo attrattivo, ordinante ed associate ad un alto valore di energia libera (nei liquidi, nei vetri, nei cristalli). Quest’ultimo tipo di forze è per lo più considerato di natura prevalentemente elettrostatica. In pratica, in questa prospettiva, gli attori rimarrebbero gli stessi e quando le condizioni lo consentono (temperatura, pressione), si scambierebbero i ruoli tra chi è preponderante e chi soccombe.

In tal modo si è sempre sostenuto, per esempio, che il passaggio da vapore a liquido avvenga perché ad una temperatura sufficientemente bassa (e ad una data pressione) le interazioni attrattive tra le molecole (forze dipolari, di Van der Waals, legami a H, a seconda dei casi) riescono a prevalere sulle energie cinetiche delle collisioni (disgreganti) a cui le molecole sono soggette. Eppure se si effettuano delle simulazioni al calcolatore, ad esempio per la molecola d’acqua, inserendo i parametri reali propri di questo tipo di interazioni elettrostatiche (nel caso, dette legami a Idrogeno), il cui tempo di vita a temperatura ambiente, circa 300 K, è di appena 2 picosecondi2, non emerge affatto uno stato condensato, ma si avrebbe ancora un gas incoerente e stocastico.

L’approssimazione elettrostatica, con tempi di interazione così brevi, risulta non verosimile per giustificare la stabilità del liquido.

Questo quadro teorico lascia poi scoperti alcuni aspetti non trascurabili al fine di comprendere la reale natura della materia e dei campi (forse, in fondo, non così distinguibili tra loro) e al fine di cogliere il rationale che sta alla base di un certo modo di inter-agire su essi come quello della tecnologia QFBE, così come altre fenomenologie legate alle cosiddette acque vibrazionali, o alle procedure omeopatiche, alla chinesiologia e molto altro. Anche evidenze sperimentali ordinarie sono impossibili da ricondurre ad un simile modello, ad esempio: la sonoluminescenza3 delle bolle di vapore disperse in fase liquida (vedi figura sopra), l’eziologia dell’entalpia di condensazione (o calore latente), la dissoluzione ionica e la fenomenologia elettrolitica, il ponte d’acqua sospeso (vedi figura a lato), solo per citare le più salienti.

La prospettiva elettrodinamica in TEORIA QUANTISTICA DEI CAMPI

L’elettrodinamica quantistica (QED) propone una prospettiva davvero interessante, fisicamente consistente, che privilegia il concetto di campo, più che quello di particella, andando di conseguenza a svelare quanto la natura di certe dinamiche fisiche sia sostanzialmente collettiva e quanto la relazione-tra-elementi sia forse ben più significativa dei singoli elementi. Questa “attenzione” riesce impossibile alla fisica classica, per la quale la realtà è una sommatoria di corpi isolabili interagenti per mezzo di forze ed energie.

Non potendo in questa sede esporre tutta la trattazione elettrodinamica (per la quale rimandiamo a [1]), ci limitiamo a riferire che l’acqua allo stato liquido, come molte altre sostanze in fase condensata, si compone di due fasi:

  • una coerente, molto ordinata, in cui gli elettroni delle molecole oscillano in fase tra loro e con un campo elettromagnetico (CEM), auto-intrappolato nell’insieme di molecole stesso, tra due livelli energetici (un fondamentale sp3 ed un eccitato 5d);

  • una incoerente, disordinata, sostanzialmente gassosa, in cui le molecole sono soggette alle dinamiche stocastiche dell’agitazione termica.

Nella fase coerente gli insiemi istantanei delle molecole oscillanti in fase sono detti domini di coerenza (CD). Nei CD gli elettroni danno luogo moti eccitati collettivi, traducentesi in orbite sulla superficie esterna in grado di accoppiarsi con deboli campi elettromagnetici e magnetici (in quanto dotate di momento di dipolo magnetico) che mettendo in condivisione ulteriori gradi di libertà del sistema (diminuendo così l’entropia), gli consentono di abbassare ulteriormente il costo energetico della fase coerente, aumentandone la stabilità termodinamica.

Stabilizzare ulteriormente lo stato coerente implica un aumento della nettezza/precisione della fase di oscillazione, questo significa un aumento d’ordine del sistema coerente. Collettivamente, questo può essere fatto, ad esempio, ordinando i momenti di dipolo magnetico associati ad ogni CD, se presente un campo magnetico ambientale. Emerge che un abbassamento di entropia, quale l’ordinamento dipolare, è associato ad un aumento della stabilità termodinamica. Questo sembrerebbe contrario ai postulati della termodinamica classica, in particolare al Secondo Principio, solo se, però, ci si dimentica che esso vale per i sistemi isolati (peraltro solo ideali). I domini di coerenza si comportano infatti come strutture dissipative, cioè sistemi aperti, che possono esportare energia all’esterno abbassando il proprio ground state (il livello di vacuum), ponendosi termodinamicamente in favore all’aumento d’ordine. Ecco perché è possibile una condensazione dal vapore: se l’espulsione di energia in eccesso (il calore latente di liquefazione) da parte delle molecole che si organizzano in domini coerenti fosse impedita, la fase liquida non potrebbe formarsi. Per descrivere termodinamicamente questo tipo di sistemi bisogna allargare la modellizzazione alla termodinamica dei processi fuori equilibrio, delle trasformazioni irreversibili e dei sistemi aperti come già fu intrapreso da vari studiosi, tra cui il Premio Nobel per la Chimica 1977 Ilya Prigogine [32,33].

Attraverso il dialogo dei potenziali elettromagnetici (che a differenza dei campi, sono massimi all’interfaccia e si estendono fuori del dominio coerente), i domini possono rendersi risonanti tra loro, facendo accedere così il sistema ad una super-coerenza in cui gli elettroni possono frequentare ulteriori livelli eccitati molto vicini tra loro (al di sotto della soglia di ionizzazione). In base alle condizioni al contorno (campi, irraggiamento, contatto con superfici, temperatura, potenziali e fasi, ecc.) vengono selezionati alcuni dei molti livelli possibili, generando una precisa “configurazione” fisica pertinente ad un dato “tipo” d’acqua, distinguibile da altri per le sue proprietà fisiche, seppur chimicamente vi sia totale identità.

In base alla configurazione elettromagnetica super-coerente del sistema liquido, cambiano le proprietà chimico-fisiche dello stesso [2-30, 38-41].

Infatti, ad una data super-coerenza corrispondono certe fasi elettromagnetiche del sistema, proprie dei vari livelli di oscillazione appartenenti ad una gerarchia autocorrelante, che dal livello elettronico-molecolare arriva fino a scale meso e macroscopiche dei domini di domini e di interi volumi d’acqua, fino agli ecosistemi (questo suggerisce perché l’acqua sia così indispensabile per la vita: la ragione non è solo chimica, ma elettromagnetica: è il dialogo di fase, di cui essa è garante).

L’acqua liquida e i soluti

La fase incoerente, s’è detto, costituisce allora un network situato in tutta le regioni interstiziali attorno ai CD stessi. Essa, a temperature maggiori dei -40° C, è sempre presente a causa del disordine termico (a temperatura ambiente, 300 K, si ha circa il 50% di ognuna delle due fasi, con lieve prevalenza di quella incoerente). All’interfaccia tra essa e la fase coerente i campi dei CD decadono bruscamente a zero, implicando così la presenza forte dei corrispondenti potenziali i quali possono quindi “dialogare” tramite la fase fuori dai domini stessi: è un dialogo informazionale, più che energetico.

Questo aspetto risulta essere un punto chiave della fisica dell’acqua. Infatti, a questo punto ci chiediamo: cosa succede agli elementi soluti nell’acqua?

A seguito di questa domanda si apre una vasta descrizione che mette in luce quanto nemmeno la teoria della solvatazione molecolare sia in grado di giustificare lo scioglimento di alcune specie, in particolare quelle ioniche.

Nei CD l’entropia e il disordine vibrazionale ed elettronico sono nulli e non ha quasi significato parlare di temperatura al loro interno, in quanto essa rappresenta una media delle energie cinetiche associate ai moti relativi tra le molecole, ma nella coerenza le molecole si muovono all’unisono, quindi non danno urti reciproci: nei CD è come se ci si trovasse a temperatura nulla, essi, di fatto, si comportano come condensati di Bose-Einstein, in cui le molecole, non più distinguibili come entità singole (in quanto quasi-particelle dalla comune fase e accoppiate al CEM interno), sono estremamente impaccate4. Il requisito di avere entropia tendente a zero entro i CD comporta che ogni specie estranea presente nel sistema (molecole, gas, ioni, soluti in genere), poiché avente livelli energetici differenti da quelli delle molecole d’acqua e perciò incapace di risuonare con esse nella fase coerente, non abbia nessuna possibilità di entrare o rimanere nella fase coerente: essa è off-limts per qualunque specie diversa dalla molecola d’acqua (ad eccezione dello ione H+, in quanto piccolissimo, dato che è un semplice protone). Per questa ragione ogni soluto viene confinato nel network interstiziale incoerente.

La domanda ora è: come fa un liquido polare, come l’acqua, a compensare la stabilità termodinamica di un reticolo ionico, come ad esempio quello del cloruro di sodio, tanto da formarne soluzioni elettrolitiche?

Senza entrare in estremo dettaglio fisico, descriviamo brevemente l’inconsistenza del modello solvatazionale e facciamo presente che alla luce della QED c’è da riconsiderare tutte le dinamiche elettrolitiche e delle soluzioni acquose [7,8,14,15,16]. Si è sempre pensato che l’acqua, avendo un’alta costante dielettrica (ε= 80, a 300 K), possa ridurre di molto (di un fattore 80, appunto) le interazioni coulombiane tra gli ioni dei sali, tanto da permetterne la soluzione nel mezzo acquoso. Il problema è che quel valore della costante dielettrica attiene al liquido macroscopicamente, “in massa”, cioè è un valore “di bulk”: εbulk= 80. Questa ipotesi potrebbe, al più, spiegare come mai, una volta in soluzione, gli ioni non si riuniscano, ma non giustifica il processo di dissoluzione. A livello microscopico, non è possibile spiegare la separazione iniziale degli ioni, così fortemente coesi, tramite l’interposizione di un singolo strato di molecole d’acqua, il cui spessore è, al massimo, di appena 3.2 Å. Quindi se l’alto valore della costante dielettrica è in grado di giustificare il regime stazionario del mantenimento degli ioni in soluzione, ipoteticamente solvatati, non è in grado di offrire una spiegazione consistente in merito al regime dinamico (l’inizio della dissoluzione). Inoltre non è spiegabile perché all’aumentare della temperatura, la solubilità dei sali in acqua aumenti, dato che al crescere della temperatura il valore della costante dielettrica diminuisce.

Ovviamente la dissoluzione degli ioni può avvenire soltanto nella fase incoerente, quindi è di questa che, al più, può risultare interessante conoscere la costante dielettrica (che, dai conti, si vede valere appena 12). Tenuto conto di ciò e del fatto che l’acqua liquida è un sistema bifasico (alla London –Landau), si comprende che con l’aumento della temperatura la solubilità dei sali aumenta, anche se la costante dielettrica del mezzo decresce, perché al crescere della temperatura, aumenta la frazione incoerente sul volume totale di liquido e quindi cresce il volume che gli ioni hanno a disposizione per solubilizzarsi.

Al netto del processo, comunque, per tenere distanti stabilmente due ioni carichi è necessario che l’entalpia di legame ionico, che per la maggior parte dei sali è del range 4.0-7.0 eV (decisamente importante), possa essere vinta da una configurazione a cui sia associata una stabilità energetica parimenti favorevole.

Il processo che sottende a simile possibilità è nuovamente un processo elettrodinamico coerente che prevede un cambiamento del livello (fondamentale) di vacuum per il sistema (ora inclusivo anche degli ioni).

Quello che accade è che gli ioni danno origine ad un plasma coerente tipo di Debye-Huckel, ma non-ideale,[8,35] (distribuito nella fase incoerente dell’acqua la cui presenza è quindi necessaria alla dissoluzione dei primi) in cui essi oscillano in fase tra loro e con i potenziali elettromagnetici presenti all’interfaccia dei CD dell’acqua liquida. Il requisito della coerenza richiede che ogni ione oscilli con la stessa frequenza dei suoi “fratelli” e questo implica che gli involucri dati dai contro-ioni e dal solvente, in cui ogni ione è immerso, siano uguali. Per questo non possono esserci collisioni tra coppie di ioni: una collisione su un singolo ione provocherebbe l’uscita dalla coerenza, il che sarebbe energeticamente non favorevole (a meno di non superare la concentrazione di saturazione alla quale cioè tutto lo spazio di solvente incoerente è occupato dal plasma degli ioni). Quindi emerge chiaro che gli insiemi di ioni sono privi di “rumore termico interno”; il solo rumore è quello derivante dall’urto delle singole molecole non coerenti del solvente (H2O) contro gli involucri del sistema coerente degli ioni, il cui “rinculo” è praticamente nullo, perché tutti gli ioni si muovono all’unisono. L’assenza di “rumore interno” del sistema di ioni spiega perché gli ioni non irraggino onde elettromagnetiche nello spazio circostante quando in soluzione. Infatti l’elettromagnetismo insegna che ogni carica elettrica, quando viene accelerata, irraggia campi elettromagnetici5.

A questo punto risulta interessante cogliere gli effetti dei potenziali elettromagnetici associati ai CD sulle specie disciolte e su quali siano le retroazioni scaturenti tra loro, determinanti e determinate dalle caratteristiche fisiche dell’acqua (a parità di composizione chimica).

Ogni soluto presente in acqua, è una specie che, prima ancora di essere chimica, è fisica, come ogni cosa esistente, in quanto, in primis, possiede un proprio specifico spettro di eccitazione elettromagnetica (contestuale alle condizioni al contorno), in varie regioni (onde radio, microonde, infrarosso, visibile, ultravioletto e raggi X dolci). Questo significa che un soluto può entrare in risonanza con campi elettromagnetici la cui frequenza sia molto prossima ad uno dei suoi modi propri di oscillazione (che può interessare stati elettronici, vibrazionali, rotazionali, plasmonici, a seconda della specie molecolare, ionica, atomica, ecc. e dello stato di aggregazione – in bulk, a filo, in cluster, colloidale, metallico, ecc).

Come abbiamo detto, il fatto che il campo all’interno del dominio coerente abbia un’ampiezza che al bordo di esso decade esponenzialmente fino ad annullarsi nella fase incoerente, implica la presenza di un gradiente la cui conseguenza sono dei potenziali elettromagnetici all’interfaccia tra fase coerente e fase incoerente, i quali, come abbiamo detto sono in grado di accoppiarsi tramite la fase a ciò che è al di fuori del CD, dialogando, peraltro, a velocità molto maggiori di c, si può dire quindi in maniera non-locale.

Quando due specie sono immerse in un onda (un potenziale di background) oscillante ad una frequenza molto simile o coincidente con un loro modo proprio di oscillazione (comune a entrambe o molto simile), non solo la loro ampiezza di oscillazione si sintonizza con l’onda ed aumenta di parecchio (matematicamente, si dice che essa tende a divergere), ma, ovviamente, esse subiscono anche gli effetti della forza dispersiva che deriva dall’interazione tra gli stessi elementi oscillanti. Si dice che vanno in risonanza. Ponendo nel sistema liquido dei soluti, a seconda delle differenze algebriche tra le frequenze proprie di questi ultimi e quella del campo al bordo di un CD, la forza di interazione elettrodinamica tra gli stessi acquisisce un segno algebrico positivo o negativo, tendendo cosi a riunire e compattare i “partner” vibranti (forza attrattiva) o a disperderli ed allontanarli (forza repulsiva).

Ricordiamo allora che tali forze di interazione hanno due effetti:

  • fanno sì che gli stessi CD (i cui campi danno sovrapposizione delle code esponenziali decrescenti al bordo dei domini stessi, overlapping), avendo frequenze di oscillazione praticamente identiche, siano indotti a stare il più impaccati possibile, lasciando solo piccoli interstizi liberi per la fase incoerente, garantendo così la coesione del sistema liquido;

  • quando due sostanze disciolte in acqua hanno almeno una delle frequenze proprie molto prossima a quella a cui stanno risuonando i CD, fanno sì che esse possano essere portate ad incontrarsi ed, eventualmente, a reagire6.

Il fatto che si possa instaurare una forza attrattiva tra specie con frequenze proprie simili tra loro e simili a quella dei CD (diciamo ωi), fa capire che, date le condizioni al contorno, esiste una selezione ab initio che permette a certe specie, più favorevolmente che ad altre di reagire tra loro. Questo è l’aspetto centrale.

LA FISICA ASSOCIATA AGLI EFFETTI DELLA TECNOLOGIA QFBE

La ristrutturazione allotropica dei carbonati di Calcio e Magnesio

Tale selezione delle specie attratte sulla superficie dei domini coerenti dipende dal tipo di potenziali (e quindi dalle fasi) che alloggiano nell’acqua liquida e le differenze nelle condizioni al contorno suddette possono essere date da variabili “sottili” come: la presenza di un campo magnetico (in particolare se di debole intensità), il tipo di superfici con cui l’acqua è entrata in contatto, il rumore elettromagnetico ambientale, la presenza di precedenti soluti ora assenti, le filtrazioni o succussioni subite, oppure.. l’azione di un dispositivo che rilasci deboli biofotoni le cui sequenze di fase interessano la super-coerenza. È il caso del Quantum FBE.

Le variabili, sotto il profilo energetico, sono decisamente trascurabili, ma non lo sono sotto quello vibratorio (del ritmo di oscillazione), cioè della fase che nei sistemi coerenti è il parametro determinante. In pratica l’aspetto energetico (classico e locale) passa in secondo piano rispetto al contributo informazionale (quantistico “di campo” e non locale). Stiamo arrivando a capire come volumi d’acqua apparentemente identici (per lo meno sotto il profilo composizionale e chimico), possono sottendere a dinamiche e proprietà differenti i cui effetti, a cascata, possono risultare radicalmente diversi anche macroscopicamente.

Ed ora possiamo comprendere perché una nuova configurazione di super-coerenza sia in grado di cambiare radicalmente la qualità dei prodotti di reazione tra i soluti come sali, ossidi, gas e precipitati in genere. Si consideri come esempio prorprio il cambiamento mostrato dai carbonati (tipicamente di Calcio e Magnesio) a seguito dell’installazione di un dispositivo presso un impianto idrico.

Se teniamo conto che gli ioni Ca2+, (HCO3)- e (CO3)2- formano un plasma coerente nella frazione incoerente dell’acqua, in cui ciascuno di essi ha precise e molteplici frequenze di oscillazione, che sono selezionate in funzione all’accoppiamento coi potenziai elettromagnetici presenti nel liquido. Nel dinamico equilibrio della dissociazione/precipitazione 7, sappiamo dai modelli di elettrodinamica quantistica che le specie solute si trovano ad essere avvolte da un involucro di contro-ioni (oppure dalle sole molecole d’acqua incoerenti, nel caso di soluti non ionici) che si coordinano attorno a quello di carica elettrica opposta tanto da organizzare due network coerenti interpenetrantesi, di ioni avvolti dai loro contro-ioni, che risuonano ed in cui ogni ione ha un “intorno” identico ai suoi “fratelli”: per tale motivo non si perde la coerenza.

Le frequenze di oscillazione e gli scambi di carica tra i due network ed i domini coerenti dell’acqua sono strettamente funzione dei potenziali propri della fase liquida e, come sappiamo dagli equilibri chimici, tali scambi di carica sono proprio quelli che decidono la dissociazione e la precipitazione delle specie.

Emerge chiaro allora che un acqua configurata in una super-coerenza che implica la frequentazione elettronica di determinati livelli energetici tale per cui le barriere di potenziale per le cessioni di carica sono modificate, “costringe” le specie solute a nuove dinamiche elettroniche ed elettrolitiche. Quindi, uno ione Ca2+, per es., che assume nuove frequenze di oscillazione proprie, cambia la configurazione della gabbia dei propri contro-ioni (CO32- o HCO3-, i quali pure hanno mutato le loro frequenze e la loro coordinazione) quindi cambia anche la disposizione e la coordinazione del reticolo del solido che si forma quando l’equilibrio elettrochimico si sposta in favore della precipitazione del cristallo. Succede che l’acqua, con le sue fluttuazioni elettromagnetiche che “trapelano” sotto forma di potenziali al bordo dei CD, guida il montaggio atomico dei cristalli che in essa si formano e nel caso in cui, a parità di rapporto tra le specie reagenti, vi siano più disposizioni possibili, prende forma quella i cui parametri dimensionali cristallografici corrispondono a multipli delle lunghezze d’onda associate a quei potenziali elettromagnetici oscillanti.

In pratica, con la nuova fase (data dal dispositivo), i CD dell’acqua coordinano nella frazione incoerente domini coerenti delle specie solute aventi tra loro rapporti di coordinazione e dimensioni differenti rispetto a prima, questa premessa influenza allora anche i prodotti di reazione, quando, per es., sono precipitati. Nel caso del calcare (principalmente CaCO3), ciò che si verifica è che dalla struttura cristallina denominata calcite ( in figura a destra, il cui sistema cristallino è trigonale con celle che possono essere scalenoedriche, romboedriche, tabulari oprismatiche e peso specifico medio 2.71 g/cm3), gli ioni vengono “montati” in una nuova struttura cristallina (il cui sistema di simmetria cristallino è rombico e peso specifico medio 2.95 g/cm3) denominata aragonite (in figura a sinistra). L’altra grande differenza tra le due forme allotropiche è che la prima è in grado di aderire alle superfici idrofile (anche non spiccatamente) e di formare stratificazioni e concrezioni (aggregati granulari, colonnari o lamellari), mentre la seconda si presenta in piccoli cristalli sottili ed allungati, al più riuniti in ciuffi che in natura soprattutto creano accumuli nelle fratture delle altre formazioni geologiche e che sono dilavabili.

L’aragonite avrebbe un dominio termodinamico di nucleazione a temperature più basse e a pressioni più alte della calcite; ma come si vede, il ruolo delle configurazioni super-coerenti è estremamente “potente”, in quanto facendo leva sulle risonanze, condiziona e “scavalca” le forze. Questo accade perché il sistema liquido diventa un “ambiente” in cui più che i fattori termodinamici, valgono gli “accordi di fase”. Ci permettiamo di ricordare quanto sia importante tenere ciò ben presente per una medicina di domani ed evoluta che, valicando la posologia farmacologica, sappia incontrare il dialogo sottile col vivente.

Per concludere in merito al tema sul calcare, dato che in fase liquida il carbonato è in equilibrio dinamico con i suoi due ioni in soluzione, si capisce perché accade che anche il calcare già presente in un impianto idrico (sotto forma di concrezioni calcitiche), man mano, venga convertito in polverosa e dilavabile aragonite (come da tempo si riscontra a valle delle installazioni effettuate): ogni volta che nella oscillazione chimica propria dell’equilibrio in soluzione le specie ioniche passano in soluzione, esse vengono interessate dalla riorganizzazione in nuove strutture di coerenza, in nuove strutture di coordinazione contro-ionica. In sostanza, non viene cambiata la quantità di soluti nell’acqua e quindi rimane inalterata la sua durezza chimica e, di conseguenza le proprietà organolettiche ed oligo-elementali dell’acqua8.

La riduzione elettronica dei cationi e l’inversione del processo corrosivo

Ancora in merito agli ioni in soluzione ed agli ossidi, in particolare quelli metallici (frutto della corrosione elettrolitica in ambiente acquoso), si è spesso riscontrata una notevole differenza qualitativa del colore e della trasparenza di acque in cui, prima dell’installazione, erano presenti sospensioni e/o soluzioni (anche a concentrazione spinta) di ossidi come quelli di Ferro e particolati carboniosi (pulviscoli di combustione), tipicamente negli impianti caldaia.

Si parla di acque rugginose e talvolta totalmente nere prima dell’installazione, ossia prima della riorganizzazione di fase data all’acqua tramite il QFBE, che dopo alcuni giorni si sono mostrate altamente trasparenti senza formazione di precipitati salini rinvenibili (in figura a sinistra è mostrato il confronto tra l’acqua del medesimo impianto di una grossa struttura ricettiva di Belgrado immediatamente prima e dopo 6 giorni l’installazione).

Sebbene sia necessario procedere con misure quantitative composizionali in situ, abbiamo ragione di ipotizzare che sia possibile il verificarsi di una dinamica ossidoriduttiva che promuova la riduzione elettrochimica degli ioni metallici. Questa ipotesi è fisicamente contemplabile per quanto detto in merito alla riduzione del potenziale redox presente all’interfaccia dei domini di coerenza dell’acqua ed alla dinamica associata all’effetto ossi-idro-elettrico, che qui non trattiamo per eccessiva complessità, ritrovabile nella versione più specialistica [1] da cui discende il presente lavoro.

Infatti gli elettroni quasi liberi possono fare tunnelling, uscendo dal CD a patto di trovare al di là della barriera di potenziale un membro accettore che offra loro un livello energetico uguale o minore a quello a cui si trovano entro il CD. Abbiamo discusso di come agendo tramite l’organizzazione di fase, si modifichi la super-coerenza tra domini. Questo si traduce nella scelta, da parte degli elettroni quasi liberi, di risuonare su certi livelli trans-eccitati piuttosto che su altri. Da ciò deriva che la loro distanza in energia dalla soglia di ionizzazione viene aggiornata ad un nuovo valore (tendenzialmente minore): questa è proprio la definizione del potenziale redox, ossia la quantità di energia da fornire ad un dominio coerente per fargli cedere un elettrone – che deve essere, però, ospitato da un accettore in cui la condizione sarà termodinamicamente almeno paritetica, se non migliore (cioè ad energia libera inferiore), pena il ricadere nel CD. Abbiamo i presupposti per considerare una possibile modulazione del potenziale redox orientata alla selezione di accettori di elettroni che non siano le molecole di O2 (come avviene di solito ed in acqua pura) [43], ma piuttosto alcuni cationi metallici, come Fe3+ o Fe2+. In vicinanza delle superfici idrofile, ove l’acqua è super-coerente e stabilmente in stato “vetroso”, gli ioni del Ferro, per esempio, una volta ricevuti gli elettroni di cui sono deficitari, assunta quindi la forma chimica ridotta (quella metallica), possono essere in grado di ricongiungersi ad un’idonea superficie elettricamente conduttiva, come quella della tubatura stessa da cui sono stati prima erosi tramite ossidazione anodica. Ulteriori studi vanno comunque condotti in merito.

La variazione del potenziale redox tramite la configurazione super-coerente, potendo intervenire sulle modalità di cessione di carica può influenzare il comportamento dell’acqua in senso alcalinizzante o acidificante, senza per questo far registrare una variazione misurabile del pH. Nel senso che, variando la soglia energetica che le cariche (elettroni) devono superare, è possibile modificare la densità di carica nella soluzione che è correlata direttamente al rate di “trasferimento di carica” e non al pH. Il rate di trasferimento di carica possono favorire reazioni chimiche che, senza l’informazione, sarebbero accadute solo a pH differente, per es., più basico.

La riduzione della tensione superficiale

La variazione della configurazione super-coerente, come abbiamo ormai ribadito, implica una variazione dei potenziali di cui però risente anche la fase incoerente interstiziale, in quanto inclusa interstizialmente proprio in quelle regioni di spazio interessate da tali potenziali: questo si traduce anche su una variazione della tensione superficiale. Alla luce della QED, sappiamo che la tensione superficiale è la pressione netta che la sola parte incoerente espleta sull’interfaccia libera a pelo del liquido, la frazione coerente infatti è saldamente coesa ed auto attrattiva, quindi essa dà un contributo praticamente nulla alla tensione superficiale. Con la tecnologia QFBE, si genera un abbassamento della tensione superficiale quantificabile intorno al 20% (da circa 70 a circa 55dyne). Significa che la coerenza è aumentata andando a creare una più intensa correlazione tra i domini che a sua volta implica un maggior “imprigionamento” della frazione incoerente, la cui pressione sul pelo libero (nominalmente: la tensione di superficie) è quindi inferiore. L’abbassamento della tensione superficiale comporta una maggior bagnabilità delle superfici, una maggior capacità di ospitare soluti, un abbassamento della quantità di tensioattivi necessaria a parità di potere lavante e, di conseguenza, delle dirette ripercussioni ad meliora in ambito ecologico, energetico ed economico. Questi aspetti, insieme al ripristino della durezza dell’acqua originale (una volta che si installa un dispositivo QFBE, infatti, è possibile spegnere, ove presente, il precedente dispositivo addolcitore che modifica l’acqua chimicamente), sono importanti da tenere in considerazione sotto il profilo operativo e manutentivo perché implicano una serie di ri-calibrazioni e settaggi degli elettrodomestici, dei tipi e delle dosi di detersivi, saponi, ecc., su tutto l’impianto in cui circoli acqua trattata tramite il dispositivo QFBE.

L’azione batteri-fuga: il mutamento dell’habitat attraverso le variabili sottili

Albert Szent Gyorgyi (Premio Nobel per la Medicina 1937) disse «i biologi hanno considerato finora quasi tutti i componenti fondamentali della materia vivente ad eccezione di due: l’acqua ed i campi elettromagnetici» (A. S. Gyorgyi – Bioenergetics,1956). In ambito biologico, dato che un sistema vivente è un sistema super-coerente in quanto costituito oltre il 90% di acqua interfacciale il ruolo degli stimoli sottili sta iniziando ad essere inquadrato nella sua basilare necessità per l’auto-organizzazione ed i processi metabolici, dalla QED e dalla QFT [19-29,43,48-66]. Per approfondire il quanto l’organizzazione di fase e l’organizzazione elettromagnetica costituiscano lo stato vivente ancor prima degli aspetti molecolari rimandiamo a [34]. Da quanto abbiamo rassegnato in merito al ruolo centrale della super-coerenza dell’acqua per le strutture biologiche, possiamo almeno intuire come una riorganizzazione dei potenziali possa sottendere alla modifica delle condizioni di un ambiente acquoso, inteso come habitat per le specie biologiche che in esso sono insediate (in special modo se unicellulari od oligo-cellulari).

Ora abbiamo gli strumenti per capire come volumi d’acqua apparentemente identici (per lo meno sotto il profilo composizionale e chimico), possono sottendere a dinamiche e proprietà differenti i cui effetti, a cascata, possono risultare radicalmente diversi anche macroscopicamente.Se infatti teniamo a mente quanto illustrato sopra in merito al fatto che in base alla configurazione di fase, le frequenze di risonanza del milieu coerente variano, possiamo subito intuire che, cambiando la fase (con uno stimolo debole e coerente), possiamo promuovere nell’ambiente acquoso liquido incontri molecolari invece che altri. Il tipo di percorsi chimici che incorrono in un ambiente acquoso è un parametro direttamente influenzante la possibilità o meno da parte di specie microbiologiche (quali i batteri) per espletare i loro processi metabolici.

Se si mutano le configurazioni super-coerenti nel mezzo-acqua, è possibile impedire, ad esempio, il corretto svolgersi di reazioni funzionali alla vita del batterio o rallentarne molto le cinetiche.

La tecnologia QFBE si è rivelata molto efficace (con ripetibilità prossima al 100%) nella lotta a alcune specie infestanti e patogene, praticamente ubiquitarie negli impianti idrici e di condizionamento (aeraulici) quali la PseudomonasAeruginosa e la Legionella Pneumophila (inclusi tutti i vari sotto-ceppi), rispettivamente nelle immagini sotto, a sinistra esemplari delle prime e a destra delle seconde.

Se si mutano le fasi elettromagnetiche presenti nell’ambiente liquido molti parametri significativi per l’attività biologica cambiano, tra i primari possiamo individuare:

  • i potenziali di membrana

  • le frequenze ciclotroniche proprie delle specie ioniche metabolicamente significative

  • gli intervalli energetici entro cui è possibile effettuar scambi di carica ossia la cedibilità elettronica delle specie coinvolte, quindi la loro reattività

I range opportuni per simili parametri si spandono su valori davvero piccoli entro cui minime variazioni segnano cambiamenti anche enormi. Una volta infranti i “limiti” per il giusto habitat, il microbionte non è più in grado di processare le reazioni anaboliche, permettendo il passaggio di nutrienti e ioni attraverso la membrana e si trova impossibilitato anche a far uscire le sostanze di scarto o peggio ad impedire l’ingresso di quelle tossiche o che diventano tali se superate certe concentrazioni (si pensi banalmente allo ione Ca2+). Col terzo fattore, vengono compromesse le funzionalità cellulari che riguardano la capacità riproduttiva e di auto riparazione, infatti quando il trasporto di carica elettrica è alterato, l’attività enzimatica, di locomozione centriolare, di svolgimento degli acidi nucleici, nonché l’attività ribosomica, sono compromesse poiché ora “alloggiate” in un “panorama” elettromagnetico antagonista.

Quello che succede a seguito dell’installazione del dispositivo QFBE è la “distruzione” di un ambiente finora stato consono alla proliferazione di certe specie, come quelle citate, compresa quella pletora di simbionti e ospiti algali, batterici e micobatterici (principalmente autotrofi) costituenti il cosiddetto biofilm. Effettuata l’installazione, pertanto, si registra nel corso del primo mese (in media) uno svolgimento della disinfestazione che inizia solitamente con la registrazione di un picco (innalzamento) del numero di colonie nell’acqua prelevata all’output dell’impianto. Ciò è dovuto al fatto che quest’ultimo (come nel caso del vecchio calcare presente in tubature e serpentine) sta man mano “rigurgitando” ciò che non ha più possibilità di rimanervi, per le nuove condizioni fisiche venutesi a creare con i potenziali elettromagnetici immessi dal QFBE. Nei giorni successivi i valori si fanno sempre più bassi fino a tendere a zero alla fine del mese – mese e mezzo. Anche sotto il profilo manutentivo, gli effetti sono molto positivi sull’impianto stesso, in quanto è possibile praticamente eliminare procedure critiche quali gli shock termici o le iper-clorazioni (che rispettivamente sottopongono l’impianto a stress meccanici e corrosivi ciclici) e che non consentono l’eliminazione della flora nei rami di tubatura cosiddetti “morti”, in quanto ciechi, e perciò incapaci di accogliere un flusso corrente, non venendo interessati dall’azione dell’acqua calda del thermal shock o non ricevendo le opportune concentrazioni di anti microbici come ipocloriti, perossidi, ioni Argento dei trattamenti chimici usuali e andando così a costituire un perenne bacino di rigenerazione biologica per gli indesiderati ospiti.

Al comprensibile interrogativo in merito agli effetti positivi o negativi della tecnologia QFBE sul corpo umano è necessario considerare che l’azione appena descritta sul sistema acquoso in cui sono alloggiate le specie batteriche da evacuare riguarda un acqua liquida, quindi suscettibile della riorganizzazione di fase in quanto non super-correlata in grande scala. Nel mezzo liquido è possibile dar luogo a percorsi di reazione differenti in funzione dei deboli potenziali informativi. L’acqua costituente un organismo vivente complesso, invece, è acqua in stato vetroso perché tutta acqua vicinale, è acqua di superficie ed è tutta saldamente stabilizzata in un’organizzazione costitutiva il pacchetto fasico dell’organismo (l’omeostasi) [19-29,34]. Allo stato dell’arte e con gli strumenti teorici che nel panorama fisico abbiamo a disposizione, possiamo ragionevolmente considerare il beneficio dovuto alla presenza dei dispositivi QFBE per l’uomo principalmente ascrivibile all’implemento della ionizzazione negativa dell’aria, alla ri-armonizzazione dei potenziali naturali (geopatie, ecc.) ed alla parziale neutralizzazione delle interferenze elettromagnetiche di origine antropica secondo i meccanismi sopra descritti.

Concludiamo riferendo, a valle delle esperienze condotte, che l’acqua riorganizzata tramite le sequenze di fase dalla tecnologia QFBE, risulta essere estremamente positiva anche per l’ottimizzazione dei processi metabolici e biologici delle piante per le quali le fasi distribuite dal dispositivo risultano in media ottimali per stimolare una florida attività biologica, resistenza a i parassiti ed ottimizzazione delle risorse ioniche ed organiche del terreno.

APPROFINDIMENTI

Ancora su i principi di funzionamento dei dispositivi QFBE e sulla coerenza dell’acqua

Ribadendo che l’azione dei dispositivi QFBE non implica alcuna emissione di campi elettromagnetici, (esclusa la componente passiva dovuta alla temperatura non nulla a cui ogni corpo, trovandovisi, emetterebbe), possiamo definire tale tecnologia quantistica, in un certo senso, non-locale, in quanto incentrata sui potenziali elettromagnetici che dialogano con l’ambiente alla velocità di fase (anche ben maggiore di c) ed ai quali ascritto trasporto di informazione e non di energia radiativa. Questo significa che non è necessario alcun contatto tra il dispositivo e l’acqua da informare, l’interazione si svolge a livello ambientale. La portata di tali dispositivi è in grado di estendersi fino a volumi sferici (in 3D) del raggio di 60 metri.

I dispositivi QFBE, attraverso la cessione dei potenziali elettromagnetici ultra-deboli segnalizzanti, interagiscono con le strutture super-coerenti proprie dell’acqua presente nel loro raggio d’azione.

Così come si fa in omeopatia con il procedimento meccanico della succussione, dopo ogni diluizione, al fine di renderla “attiva”, per instaurare stabilmente tra tutti i domini la nuova configurazione super-coerente indotta dal dispositivo, l’acqua deve almeno per alcuni secondi essere in movimento (meglio se turbolento): l’energia cinetica del moto del fluido permette ai domini di superare un piccolo potenziale termodinamico che va valicato, al fine di facilitare il processo dissipativo associato all’instaurarsi della nuova configurazione collettiva.

L’acqua liquida, una volta recepite le sequenze di fase ed adeguatasi alla nuova configurazione elettromagnetica, mantiene le proprietà assunte per distanze molto maggiori del raggio d’azione del dispositivo (anche alcuni Km) e per tempi dell’ordine delle settimane (valori fisicamente congrui, persino conservativi, con le dinamiche chimico-fisiche in atto [9,16,44-46]).

Sottolineiamo che il processo informante non comporta affatto una diminuzione delle dimensioni degli aggregati molecolari, chiamati spesso clusters (niente affatto corrispondibili ai domini di coerenza). Le molecole d’acqua infatti, come ogni altra specie, lo ribadiamo, non potrebbero mai dare luogo ad una fase condensata (il liquido) se non costituissero degli ensemble collettivi in cui accoppiarsi con un campo elettromagnetico auto intrappolato. E affinché ciò accada il numero di molecole coinvolte in ciascun ensemble deve essere maggiore di un valore critico, Nc, tale da permettere una densità critica nell’aggregato, Dc (calcolata rispetto al volume uguale al cubo della lunghezza d’onda del quanto di campo intrappolato) che, superatala, lo pone in una condizione termodinamicamente favorevole ed elettrodinamicamente stazionaria.

Nel caso dell’acqua la densità critica è circa 0.31 g/cm3 equivalente ad un Nc di almeno 20000 molecole.

Questi valori, inoltre, sono validi in condizioni ancora metastabili, cioè mentre il sistema sta ancora transendo dalla fase gassosa a quella liquida: all’equilibrio, a temperatura ambiente, i CD constano di circa 12 milioni di molecole! [1-6,39]. Se di cluster (modificabili) si vuole parlare (riferendosi alle strutture “modificabili”), bisogna al più riferirsi ai “domini dei domini coerenti”, cioè alla struttura super-coerente dell’acqua, il che significa che ci si sta riferendo a quantitativi enormi di molecole.

Le osservazioni empiriche di Masaru Emoto [40,41] hanno mostrato, seppur senza stabilire una quantitativa corrispondenza tra fattori d’influenza e forme dei cristalli, che acque sottoposte a differenti sequenze di fase (cioè aventi differenti configurazioni elettroniche super-coerenti) ripropongono geometrie di cristallizzazione diverse.

Il ricondurre l’azione dei potenziali e delle fasi, comunque, alla sola geometria e volumetria delle strutture super-coerenti è fortemente riduttivo, se non fuorviante. Essa ne può essere un aspetto, peraltro nemmeno principale. Infatti, essendo le strutture coerenti delle strutture quantistiche, in perenne fluttuazione (anzi, esse si costituiscono proprio dell’oscillazione continua tra vari livelli energetici ed il tempo di vita sul livello eccitato del CD ha una durata istantanea di appena 100 femtosecondi), ha poco significato fisico pretendere di “visualizzare” geometricamente gli effetti del processo informativo. Altrettanto riduttivo e meccanicistico risulta pensare a singole e precise frequenze, individuabili ed estrapolabili in uno spettro di Fourier.

Una prospettiva nuova offerta dalla teoria dei campi sul mondo e sul vivente

Come fanno acutamente notare A. Tedeschi e il Prof E. Del Giudice, «un sistema coerente è soprattutto un sistema frattale olografico» [31] in cui, in realtà, si hanno complessi insiemi multilivello di frequenze che costituiscono, e sono a loro volta costituenti, sottoinsiemi di frequenze a molteplici scale, pressoché infinite: le oscillazioni e le frequenze man mano che si sale nella scala frattale diventano sempre più basse e coinvolgono livelli materici e spaziali sempre più vasti; mentre, più ci si spinge a livello dimensionalmente microscopico, si ha a che fare con oscillazioni sempre più fini e, quindi, di frequenza grande ed alta energia.

Questo reciproco “incastro” esprime perfettamente la coniugazione quantistica tra materia ed energia (cioè frequenza) propria del principio di indeterminazione di Heisemberg che sottende in una magia analogica l’intera Realtà.

Le dimensioni dei CD sono un parametro che dipende esclusivamente dalla lunghezza d’onda del CEM auto intrappolato (che è a sua volta relativa alla distanza energetica tra i livelli molecolari coinvolti nell’oscillazione coerente) – per l’acqua siamo intorno a circa 1000 Å – e dalla temperatura, cioè dall’energia cinetica media delle molecole della sola frazione incoerente che tendono a mandare fuori tune quelle sul bordo del dominio. Nella fase coerente le molecole si muovono tutte all’unisono quindi tra loro è come se avessero velocità reciproca nulla, quindi tra loro non si verificano collisioni (disordine assente, entropia praticamente nulla). I potenziali sono grandezze fisiche che, a differenza dei campi, non sono associate al trasporto di energia quindi nell’approccio classico non si possono “misurare”; se ne possono misurare solo le differenze (come la tensione, ΔV, in un circuito). In un approccio quantistico si può invece risalire ai potenziali (e non solo alle differenze) tramite gli effetti quantistici ed ondulatori (in special modo sulla fase) che essi producono come le alterazioni dei pattern d’interferenza. Essi, in particolare il potenziale vettore magnetico (A) , “trasportano” solo informazione, fase appunto. Un potenziale può essere diverso da zero e “portare” quindi con sé una fase di oscillazione (informazione) anche dove del campo non v’è traccia9, si veda nuovamente la figura in basso di pagina 7.

Facendo un interessante inciso, nella QFT e nel contesto della CED emerge che la fase è legata, tramite il principio di indeterminazione di Heisemberg, al numero di quanti oscillanti (N), cioè al numero di quasi-particelle auto intrappolate risonanti nell’ensemble coerente. In unità naturali10 risulta valere la relazione , ove esprime l’incertezza sulla grandezza fisica di cui è fattore [2].

Tale espressione denota che, se il numero degli oscillatori oscillanti ad una certa fase è definibile con precisione infinita (approccio classico), quest’ultima (la fase) risulta completamente indeterminata, non definita (non può assumere certamente un auto-valore); viceversa, facendo una similitudine musicale, per avere un oscillazione, un ritmo, “pulito” e ben preciso, il numero degli “orchestrali” deve essere ignoto, ossia esso deve avere la massima incertezza-indeterminazione (approccio QFT in cui non si ha più a che fare con particelle isolabili, ma con quasi-particelleentangled, perciò indistinguibili e dalla funzione d’onda comune).

Per aumentare sempre più l’incertezza sul numero degli oscillatori, allora, ed avere sempre meglio definita la fase di questo unicum di quasi-particelle coerenti, il modo diretto è quello di far tendere il numero degli oscillatori ad infinito. Questa è la ragione fondamentale per cui un sistema coerente di dimensioni finite (come unsingolo dominio di coerenza), una volta raggiunto un proprio primo equilibrio termodinamico, tenderà, per raggiungere un ulteriore minimo energetico, a porsi in risonanza con altri sistemi simili in grado di oscillare con la stessa fase, sulle stesse “righe spettrali”. E’ così che si instaura la super coerenza tra i CD i quali mettono in comune i livelli di eccitazione degli elettroni dei vortici freddi, dissipando ulteriormente entropia: aumentando N (il numero), l’incertezza su , la fase, tende a zero, perciò la coerenza risulta ulteriormente stabilizzata dalla super-coerenza.

Come ha già fatto notare Ilya Prigogine [32,33], questo è possibile se il sistema è termodinamicamente aperto, cioè possibilitato a scambiare energia (ed eventualmente materia) con l’ambiente. Proprio per questo non è possibile descrivere i sistemi viventi attraverso la sola termodinamica classica, la quale descrive bene i processi reversibili ed i sistemi chiusi o isolati.

L’approccio “classico” si centra sull’isolabilità dei componenti, ignorando e distruggendo completamente la fase. Nella maggior parte dei casi questa approssimazione può risultare efficace, finché non ci si spinge a voler interpretare aspetti più “sottili”. La descrizione di un sistema coerente non può prescindere da questa seconda modalità di approccio, esigente una prospettiva quantistica di campo, appunto.

Un sistema coerente non è riducibile ad una macchina termica perché l’energia fornita dall’esterno per fargli compiere del lavoro non è il prodotto dell’energia necessaria per “azionare” un elemento, moltiplicata per N, il numero deglielementi: questa sarebbe la risposta di una serie di elementi indipendenti, incoerenti.

Laddove la coerenza è invece la condizione vigente, la risposta del sistema ad un input energetico può essere di entità decisamente rilevante e molto maggiore dello stesso input, anche se questo è molto minore dell’energia che sarebbe necessaria per far mutare di stato la somma degli N elementi quando questi fossero scorrelati (incoerenti). Anzi, la risposta a tale stimolo, in un sistema coerente risulta addirittura maggiore tanto più esso è minimo. Questo è proprio un tratto tipico dei sistemi viventi11 [19,34].

Nella “versione di campo” del principio di indeterminazione, poco fa enunciata, si trova il razionale fisico per comprendere quanto abbiamo accennato all’inizio in merito al fatto che in Natura la prima “forza” (vitale) è quella della risonanza e dell’organizzazione cooperativa (autopoietica) e non quella della collisione, della “lotta” e del disordine.

In ambito biologico, dato che un sistema vivente è un sistema super-coerente in cui gli stati psicofisici sono dimostrabilmente ascrivibili a configurazioni di faseEM [25,26,28,29], questo principio fondamentale include anche il fatto che la tendenza alla risonanza, all’empatia, alla condivisione sono dinamiche di interazione (auto-consistenti) primarie rispetto a quelle collisive [2,6,24], meccanicistiche e stocastiche, basate sull’isolamento dei singoli elementi i quali, come abbiamo già visto all’inizio in merito al paradigma quantistico, ora sappiamo non avere una necessità ontologica in sé, se non come approssimazione.

Paolo Renati

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1 Questo è il modo in cui un fisico classico può percepire un sistema oscillante microscopico: non cogliendone la fase, ma solo i singoli elementi oscillanti

 

2 1 picosecondo: 1 psec = 1×10-12 sec.

 

3 Una bolla di vapor d’acqua, immersa in acqua liquida e perturbata acusticamente, viene posta in oscillazione meccanica tramite emissione di onde sonore: durante i picchi di massimo della pressione dell’onda sonora, parte del vapore della bolla passa alla fase liquida e accade viceversa quando si è in concomitanza dei minimi pressori dell’onda. A questa fluttuazione dimensionale volumetrica della bolla, si è notato in [2,18] che nel passaggio da vapore a liquido (quindi nella fase contrattiva della bolla) si ha una debole emissione nel vicino ultravioletto (~ 270 nm) il che esprime un abbassamento di energia del sistema nel transire a stato condensato (liquido): questo è possibile solo se a questo stato è associata un’uscita di energia libera ad alto ordine (bassa entropia, quindi senza termalizzazione), il che significa che il sistema è in qualche modo strutturato in maniera organizzata, tale da far rispondere i propri elementi vibranti in fase, cioè essendo un sistema coerente, il cui significato è approfonditamente specificato a breve. Si vedrà inoltre più avanti perché l’emissione è piccata a ~ 270 nm nello spettro elettromagnetico.

 

4 Nonostante il forte impaccamento molecolare, la fase coerente ha un peso specifico e una densità leggermente inferiore a quella incoerente (la densità totale risulta massima a 4° C) perché la sua configurazione elettronica media è costituita anche dall’orbitale 5d,molto allungato ed esteso dal nucleo, 0.36 Ǻ (a cui è associato un grande momento angolare, il numero quantico azimutale L, infatti, vale 2). Perciò le molecole nel CD hanno una distanza reciproca media maggiore che nello stato incoerente [2-6].

 

5 L’accelerazione di una carica provoca dissipazione di energia sotto forma di radiazione elettromagnetica (quando questa è una emissione policromatica, dallo spettro continuo viene detta “radiazione di frenamento”, effetto Bremsstrahlung; secondo il vecchio modello elettrolitico che considera le cariche come elementi solitari e solvatati da una quantità variabile di molecole di solvente, le cariche in moto in un fluido migranti verso il polo di segno opposto, dovrebbero essere sottoposte a molte accelerazioni provocate dallo “scontro” con gli altri ioni e con le molecole di solvente, tutti freneticamente in balia dell’agitazione termica e quindi sarebbe prevedibile che in qualche regione dello spettro elettromagnetico vi sia emissione per frenamento. Questo, invece, non accade proprio perché anche in merito agli ioni soluti, si ha a che fare con un plasma coerente.

 

6 Specifichiamo: per avere una selettività dell’interazione, ad es., attrattiva tra una i-esima molecola e dominio coerente CD, non solo essi devono possedere modi di oscillazione confrontabili, ma, in modulo, la differenza delle frequenze ad essi associate deve essere minore del rumore termico (che a T ambiente vale circa 0.025 eV), in tal modo l’accoppiamento non viene distrutto: iM – νCD| ≤ KBT/h[4-6]. Si capisce bene che più aumenta la temperatura e sempre meno selettivo risulta essere il sistema “soluzione acquosa” in merito al ruolo catalitico dell’accoppiamento di frequenza tra specie solute e domini coerenti, in quanto la differenza delle frequenze degli stessi può essere sempre più grande. Questo apre spunti di risposta in merito all’azione destabilizzante della febbre e a certe soluzioni tecnologiche su un nuovo di fare catalisi in chimica industriale sfruttando l’informazione.

 

7 Tale scrittura è in realtà l’espressione sintetica di un duplice equilibrio, dovuto all’ulteriore dissociazione dello ione carbonato in bicarbonato: 1)

2)

 

8 E’ stato peraltro dimostrato da circa un decennio dagli studi dell’Istituto di Sanità che acque “dure” (cioè ricche in carbonati di Calcio e Magnesio) svolgono un ruolo tutelante nei confronti di processi oncogenetici. il problema del residuo fisso nelle acque legato alla formazione di calcoli renali, non è bio-fisicamente sensato reputarlo esclusivamente alla concentrazione di carbonati nell’acqua consumata dal soggetto, anzi la forte presenza di Sodio (tipica delle acque addolcite) può essere una significativa corresponsabile oltre che esporre a rischi cardiovascolari.

 

9 Ben noto a questo proposito è l’effetto Bohm-Aharonov che riguarda le alterazioni della figura d’interferenza prodotta da elettroni transienti in prossimità di solenoidi o toroidi quando questi ultimi sono percorsi da corrente (il campo magnetico è completamente intrappolato al loro interno, mentre all’esterno di essi è nullo, ma non lo è il potenziale vettore; se invece non viene fatta circolare corrente entrambi sono nulli in ogni punto dello spazio interno ed esterno al toroide); il fatto che la figura d’interferenza subisca alterazioni quando circola corrente implica che è stata alterata la fase dell’onda pilota associata all’elettrone, la quale ha appunto subito l’influenza del potenziale vettore. Questa influenza è rilevabile solo tramite questo effetto indiretto perché il potenziale non è una grandezza “misurabile” direttamente, in quella regione non vi è alcuna emissione di campi e.m.. Altre versioni dell’esperimento che mostrano peraltro quanto i sistemi biologici siano sensibili ai potenziali elettromagnetici più che ai campi, sono quelle in cui si vede che le modalità ed i tempi di precipitazione e separazione in campioni di sangue della parte corpuscolare dal plasma (VES), cambiano se il toroide posto in prossimità delle provette è percorso da corrente o meno, ed ancora che, anche a seconda della frequenza della corrente alternata si evidenziavano ulteriori differenziazioni nel processo. Significativi risultano gli esperimenti compiuti dal Prof. G. Piccardi, condotti in varie parti del mondo ed in varie condizioni di potenziale del campo magnetico terrestre (luna piena, terremoti, eclissi, ecc.), che mostravano rilevabili differenze sulla fluorescenza dell’acqua, sulle modalità di reazione di certi sistemi chimici, sull’assorbimento cellulare e la precipitazione di soluzioni ioniche ed aminoacidiche [75].

 

10 Le unità “naturali” in fisica costituiscono sistemi di misura definiti partendo dalle costanti fisiche universali in modo che alcune di esse, prescelte, assumano valore unitario, per tale motivo i sistemi di unità naturali sono più d’uno; in quello considerato, “di Plank”, la carica dell’elettrone vale e=0.3, la velocità della luce (c), la costante di Plank (h), la Costante di Boltzmann (KB) sono tali che c=h=KB =1.

 

11 Weber e Fechner misero in evidenza il principio fondamentale della fisiologia (quello del Minimo Stimolo), in cui si vede che la funzione che correla lo stimolo dato ad un sistema biologico e la risposta di quest’ultimo è un logaritmo [19]: , dove C è una costante che varia da sistema a sistema. Questo significa che sotto un certo valore, S0, tale per cui la risposta vale zero, si ha un aumento in modulo del valore di R quanto più S si avvicina a zero; inoltre il segno è negativo, il che significa che la “reazione” all’input esterno è rivolta all’interno del sistema stesso il quale sta quindi rispondendo con un adattamento implicante la modifica di se stesso rispetto all’ambiente. Ciò non accadrebbe se gli stimoli fossero grandi perché provocherebbero solo reazioni volte all’esterno (algebricamente il segno di R sarebbe positivo) e sempre minori in proporzione all’aumento di intensità degli stessi.