Biografia. Da dove vengo e perché

Da dove vengo e perché

Il mio background di scienziato, intessuto di sensibilità verso il “mondo interno”, verso le dinamiche della Psiche, i sentimenti, la Natura nella sua sacrale Necessità (anànke), le relazioni tra gli esseri umani e tra Uomo e Ambiente, mi ha condotto a percepire l’esigenza di un modo di conoscere e di rapportarsi al Mondo che permetta di cogliere la profonda unità e connessione che lo sostanziano.

DSC_0023Dopo la Laurea in Ingegneria e Scienza dei Materiali, il Master di II Livello in Materials for Nano and Micro Technologies ed iniziato il lavoro di ingegnere come dipendente presso una grande azienda, la tensione esistenziale superò il punto di breakdown, come un diodo polarizzato in tensione inversa rispetto al verso in cui far passare corrente. Come mai una grande sofferenza nel fare cose non di per sé dolorose..? Come mai il senso di oppressione ed annullamento nei ritmi che milioni di persone accettano tranquillamente come ordinari e pacifici..? Perché il disagio che chiama in altrove, molti possibili purché davvero miei, diversi da quello in cui mi trovavo..? Sono pazzo? Capii che il problema non era il cosa stavo facendo, ma il come. “Entri alle… esci alle… la pausa pranzo dura tot, la mensa è là, il mercoledì danno anche il budino, le ferie sono tot e si fanno in quel periodo…”. Ma cos’è tutta questa giostra..? Non vi è la possibilità di seguire qualcosa che, se trascurato, porta sempre a disagi profondissimi: l’omeostasi. Chi ha detto che siamo tutti uguali, con le stesse esigenze, possibilità, bioritmi..? “Ti piace il tuo lavoro? È attinente ai tuoi studi!” Certamente, ma Io sono anche altro. Se di notte devi dormire e nelle restanti 12 ore utili del giorno sei costretto a rivestire per l’85% del tempo sempre un ruolo, di fatto finisci con l’essere quello che fai. Vale per ogni cosa. All’università ebbi la massima resa e passione in ciò che studiavo.. perché “al lavoro” mi ritrovavo a detestare quasi ogni attimo? Tutto era così ovvio, travestito di solennità burocratica, con tanto di intestazioni di pagina, loghi aziendali e tabelle, tabelle e ancora tabelle in cui iscrivere ogni cosa, pure i riccioli delle segretarie. Quello che fai è procedura. Quando studiavo potevo seguire la mia onda e tutto magicamente fluiva, la fatica era sincera e goduta, con grazia. Sentivo l’eccitazione della conoscenza scorrere in ogni parte di me, con la possibilità di desituarsi, quando lo sentissi.

In tale pre-ordinamento, invece, ogni cosa si fa detestabile e la motivazione di uomini coscienti e veri si spegne nell’arrancare dentro gironi progettati dalla malafede e dalla paura che “qualcuno non lavori a dovere”.

Perché non posso fare in un altro modo? So garantire comunque o meglio ogni risultato richiestomi. “No, non si possono fare differenze e poi il contratto è così”. Ma chi li fa i contratti?! Chi è il Sistema?! Siamo Noi?? Se è davvero così, allora perché non agiamo da soggetti che si accordano  anziché essere pilotati dalle stesse strutture create con un fine (teoricamente) positivo?!

Ecco il punto: in un approccio top-down (ab ex-terno) siamo solo considerabili come tutti uguali e veniamo inseriti in pacchetti di default in cui si dà per scontato che quello sia l’unico modus producente (per chi e quanti, inoltre?). In una società cosciente, invece, la prima cosa che si coglie sono proprio le differenze e proprio nella loro valorizzazione emancipante e loro contestualizzazione si struttura la relazione produttiva dotata di senso. Questa è la differenza tra una società sistematizzata (alienante) ed una società sistemica (individuante). Questo semplice accenno è il punto di partenza di un modello che costituirà, a tempo debito, una mia teoria di “Organizzazione Auto-consistente” con cui intendo proporre una rivoluzione sistemica del Lavoro, solo intermedia e prodromica ad una futura società senza moneta e ruoli mansionari, in cui gli esseri umani potranno dedicare i loro potenziali alla ricerca per passione, all’espressione, al godimento della Natura, alla Salute (intesa come responsabilità e competenza, non solo come diritto), al pensiero autonomo (non assoggettato ad una prassi produttiva) e all’Amore, in un Mondo che davvero è un paradiso in terra.

Attorno ai 25 anni si delineò così una crisi stillatasi dall’impossibilità di riconoscermi come soggetto in un sistema che ci de-scrive e pre-scrive solo come elementi-componenti, solo come segni. Sondando tutto ciò che è al bordo degli ambiti disciplinari (ancora troppo separati in cassetti da sgretolare), muovendomi soprattutto lungo psicologia, filosofia, spiritualità e, ovviamente, a fondo nella fisica, ho trovato una strada, a tratti già battuta anche da menti eccelse, che conferma la completa dignità e profonda necessità di un approccio olografico ed analogico al mondo. Si tratta di un percorso le cui modalità (di rapportarsi alla Realtà, di costruire la conoscenza, di sviluppare la tecnologia) conducono alla concreta realizzazione di una società comunitaria cosmopolita autocosciente e credibilmente felice.

Un fondamentale incontro nei miei studi è stato l’elemento Acqua. L’acqua liquida è un sistema che consente di verificare con mano quanto siamo finiti vittime di una hybris della ragione descrittiva che ci ha portato a credere che senza il controllo, i regolamenti ed i valori saremmo “solo bestie”. Ci siamo persi che senza la ricerca del senso, nessun valore porterà ad un ordine corrispondente ad autentiche gioia, libertà e risonanza: le uniche su cui fondare stabilmente degli equilibri dinamici ed autopoietici. Sostituire il senso coi valori è ciò che rende necessari il potere, la gerarchia, le leggi, la moneta o lo scambio commensurato (baratto) e la ripetizione dei fatti sempre uguale per conferir loro verità (empirismo). Siamo in una società ancora suddivisa in ambiti disciplinari che non si parlano come dovrebbero/potrebbero per garantire un’autentica Conoscenza volta al benessere del pianeta e dell’Uomo. Lo studio della fisica dell’acqua in un approccio elettrodinamico e di Teoria dei Campi apre delle rivelazioni tanto inattese quanto ineludibili, cogenti, esatte.

Nel tempo, oltre a sviluppare una mia precisa idea di società coerente ed autoprodotta sull’emancipazione delle coscienze, priva di moneta, gerarchie, burocrazia o sistemi che sostituiscono i soggetti (tutt’altro che anarchica, in quanto coerente, risonante), mi sono focalizzato sulla prassi umana che, più urgentemente d’ogni altra, risente della sciatteria scientifica, figlia del meccanicismo causalistico, della mancanza di comunione dei linguaggi e della indecente incompetenza in fisica moderna: la Medicina.